Il futuro del cinema è donna

Il futuro del cinema è donna

“The Future of Film is Female” (in italiano “Il futuro del cinema è donna”), sono queste le parole stampate sulla t-shirt di uno dei giurati al Festival del Cinema di Berlino. L’edizione, tenutasi lo scorso febbraio, si è rivelata fin da subito essere la più femminista nella storia del concorso. Non si può dire lo stesso del Festival di Venezia dove la parità di genere si è mossa a piccoli passi. Quello di Cannes, invece, sembra aver rispettato l’accordo siglato nel 2018 per un impegno verso la parità di genere.

La Berlinale ha acceso i riflettori sulle donne registe

«Attraverso la partecipazione delle donne, specialmente come registe, la Berlinale rinnova il suo impegno per la parità di genere, iniziato ben prima degli attuali dibattiti» ha dichiarato il direttore della Berlinale Dieter Kosslick pochi giorni prima l’inaugurazione del Festival. L’uomo ha scelto infatti una donna come presidente di giuria. Stiamo parlando dell’attrice francese Juliette Binoche. Ad affiancarla la produttrice britannica Trudie Styler, l’attrice tedesca Sandra Hüller (Toni Erdmann), il critico americano Justin Chang, il regista cileno Sebastian Lelio e Rajendra Roy, curatore museale del MoMA di New York. Quest’ultimo, in occasione della conferenza stampa, ha insoddato una t-shirt che non è passata inosservata: «The Future of Film is Female. Questa è una maglietta che ha creato Caryn Coleman del cinema Nitehawk di Brooklyn. I proventi della vendita serviranno a finanziare i progetti di registe donne che abbiano dei cortometraggi in produzione».

I premi della 69ESIMA Berlinale

Dei 17 film in concorso 7 erano di registe donne, in merito a ciò la Binoche ha affermato: «Sono molto felice che ci siano sette film di registe donne quest’anno.Ci tengo a sottolineare che non sono state selezionate in quanto tali, ma perché han fatto dei grandi film. Lo considero un grande passo avanti. Dieci anni fa non era così. Stiamo aprendo i nostri cuori, le nostre menti. È un buon segno!». I premi assegnati vede un vero e proprio trionfo delle donne, a vincere sono state infatti: Nora Fingscheidt con l’Orso d’argento – Premio Alfred Bauer – a Systemsprenger (System Crasher). L’Orso d’argento per la miglior regia a Ich war zuhause, aber (I Was at Home, But) di Angela Schanelec. L’Orso d’argento per la migliore attriceaYong Mei in Di jui tian chang (So Long, My Son) e il Premio Audi Short Film a Rise di Barbara Wagner e Benjamn De Burca.

Alberto barbera: “Purtroppo le donne registe sono ancora una minoranza”

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è mostrata abbastanza debole in materia di parità di genere, di fatti non sono mancate le critiche. Il direttore del Festival Alberto Barbera aveva preanunciato un’edizione molto più femminista iniziando col scegliere una giuria prettamente femminile. Composta da Laurie Anderson per Venice Virtual Reality, le registe italiane Susanna Nicchiarelli per la categoria Orizzonti e Costanza Quartiglio per Venezia Classici, l’unica quota azzurra è stata rapprenstata da Emil Kusturika per Venezia Opera Prima. Nonostante ciò sono state presentate solo due pellicole dirette da delle registe, due su ventuno: Babyteeth, di Shannon Murphy, e di The Perfect Candidate, di Haifaa Al-Mansour.

In tal merito Barbera afferma: «Molte cose stanno cambiando con le nuove generazioni, ma nel cinema ‘industriale’, dove vengono investiti più soldi, i cambiamenti hanno bisogno di più tempo. Purtroppo le donne registe sono ancora una minoranza». A trionfare, infatti, sono le attrici Ariane Ascaride e Marta Nieto. La prima vince la “Coppa Volpi” come migliore interpretazione femminile per il film Gloria Mundi di Robert Guédiguian, la seconda il premio Orizzonti come migliore interpretazione femminile per il film Madre di Rodrigo Sorogoyen.

e a cannes?

Gli organizzatori del Festival di Cannes hanno siglato nel 2018 un accordo per un impegno verso la parità di genere e, come riporta il magazine online LetteraDonna: “Nell’organizzazione dell’evento hanno preso parte 974 persone, di cui 468 donne e 506 uomini. In parità il comitato di selezione: quattro donne e quattro uomini e in parità sono anche i presidenti di giuria, parliamo di  Alejandro González Iñárritu per il concorso, Nadine Labaki per Un Certain Regard, Nadine Labaki, Rithy Panh per la Camera d’or, Claire Denise per i corti”. A prendere parola è anche l’attore nonché il delegato generale del festival di Cannes Thierry Fremaux che, nonostante i notevoli progressi, afferma: la sotto rappresentazione delle donne registe della industria cinematografica è un problema più ampio che non dovrebbe essere discusso solo una volta all’anno durante il festival ma siamo in cammino”, afferma, “non siamo arrivati ma nonostante ciò posso dire che stiamo migliorando anzi stiamo provando ad essere perfetti: è un inizio di cambiamento, siamo lo specchio di quanto accade nella società».

Le nomination e i premi vinti al Festival di Cannes

Ha fatto discutere la presenze di solo quattro registe in corcoso su ventuno. In gara vi erano infatti solo la senegalese Mati Diop (la prima africana in concorso a Cannes) l’austriaca Jessica Hausner e le francesi Justine Triet e Céline Sciamma. Nonostante ciò i premi sono arrivati. A Mati Diop è stato assegnato con il Grand Prix Speciale della Giuria (menzione della giuria) per Atlantique e alla Sciamma il Premio alla Sceneggiatura (Prix du scénario) con il suo Portrait of a Lady on Fire . Il Premio per la migliore interpretazione femminile (Prix d’interprétation féminine) va invece a Emily Beecham per il film Little Joe di Jessica Hausner e il Premio della giuria del cortometraggio a Monstruo Dios di Agustina de San Martin.

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